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Incontro formativo aperto al pubblico a Roma il 22 maggio

maggio 22 @ 4:30 pm - 6:30 pm

Il prossimo 22 maggio a Roma si terrà un evento pubblico presso il Centro Sociale Anziani Associazione Luna Radiosa Via Montebello, 70 alle ore 16.30.

Il progetto

La prevenzione è un insieme di attività, azioni ed interventi attuati con il fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di salute ed evitare l’insorgenza di malattie. In relazione al diverso tipo e alle finalità perseguibili si distinguono tre livelli di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.

La prevenzione primaria ha il suo campo d’azione sul soggetto sano e si propone di mantenere le condizioni di benessere e di evitare la comparsa di malattie. In particolare è un insieme di attività, azioni ed interventi che attraverso il potenziamento dei fattori utili alla salute e l’allontanamento o la correzione dei fattori causali delle malattie, tendono al conseguimento di uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale dei singoli e della collettività (es. vaccini).

La prevenzione secondaria, attiene a un grado successivo rispetto alla prevenzione primaria, intervenendo su soggetti già ammalati, anche se in uno stadio iniziale. Rappresenta un intervento di secondo livello che mediante la diagnosi precoce di malattie, in fase asintomatica (programmi di screening) mira ad ottenere la guarigione o comunque limitarne la progressione. Consente l’identificazione di una malattia o di una condizione di particolare rischio seguita da un immediato intervento terapeutico efficace, atto a interromperne o rallentarne il decorso.

La prevenzione terziaria, fa riferimento a tutte le azioni volte al controllo e contenimento dei esiti più complessi di una patologia. Consiste nell’accurato controllo clinico-terapeutico di malattie ad andamento cronico o irreversibili, ed ha come obiettivo quello di evitare o comunque limitare la comparsa sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti. Si realizza attraverso misure riabilitative e assistenziali, volte al reinserimento familiare, sociale e lavorativo del malato, e all’aumento della qualità della vita (es. misure di riabilitazione motoria, supporto psicologico, ecc.).

In Italia i tumori più diffusi tra le donne, dopo quello alla mammella, sono quelli che riguardano gli organi genitali come il tumore al colon – retto che è al secondo posto per incidenza tra le donne, e quello al corpo dell’utero e della cervice uterina che sono al terzo e quinto posto per incidenza (fonte: Banca dati www.tumori.net – anno 2015). Il dato positivo è che è sempre più alta la percentuale di sopravvivenza. I motivi di questo dato positivo sono attribuibili soprattutto all’aumentata prevenzione. In tutte le regioni italiane ci sono programmi di screening per queste tipologie di tumori che giocano un ruolo fondamentale.

Gli screening oncologici consentono di individuare precocemente la presenza di piccoli tumori o di alterazioni che possono precedere la comparsa del cancro vero e proprio. La grande importanza dello screening sta nel fatto che riesce a intercettare la malattia tumorale anche prima che questa si manifesti. Consente infatti di individuare i polipi, un qualcosa che sarebbe diventato tumore, e di rimuoverli prima.

Attualmente ogni anno, in Italia, vengono diagnosticati circa 3.600 nuovi casi di tumore del collo dell’utero; vengono stimati circa 19 nuovi casi/anno nel Lazio ogni 100.000 donne, nella fascia d’età tra 25 e 64 anni (incidenza stimata sui dati del Registro Tumori di Latina, www.registri-tumori.it) Mentre, secondo gli ultimi dati il Lazio è al quarto posto fra le regioni d’Italia per incidenza del cancro al colon e al secondo per mortalità. L’incidenza globale è pari a 58 casi per 100mila abitanti, con un picco tra 75 ed i 79 anni per i maschi e tra gli 80-84 nelle donne.

La Regione Lazio prevede una serie di programmi di screening per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero (per le donne nella fascia di età 25-64 anni) e lo screening per la prevenzione dei tumori del colon retto (uomini e donne nella fascia di età 50-74 anni). L’efficacia di programmi di screening è stata dimostrata per il cancro della cervice uterina e del colon-retto, in cui vi sono prove che l’effettuazione periodica degli esami di screening consente di modificare la storia naturale della malattia tumorale. In questi casi, infatti, lo screening permette di salvare un numero significativo di vite e di effettuare interventi poco invasivi. In qualche caso lo screening consente di prevenire la comparsa stessa del cancro, attraverso la rimozione delle alterazioni che la precedono assicurando la guarigione completa.

La copertura complessiva dei test di prevenzione sul tumore alla cervice uterina (Pap test/test HPV) sulla popolazione target (25-64 anni) nel Lazio è del 84%; circa il 50% delle donne però effettua un Pap test/test HPV di prevenzione al di fuori dei percorsi organizzati (rispetto al 35% dato nazionale). Una situazione simile riguarda i test di prevenzione per il tumore del colon retto che ha una copertura complessiva sulla popolazione target (50-69 anni) nel Lazio del 28% e circa il 13% dei soggetti target effettua un test di prevenzione al di fuori dei percorsi organizzati (rispetto all’8% dato nazionale).

Questi dati evidenziano che nonostante siano stati aumentati gli inviti ai test (che sono passati per il collo dell’utero da 427.973 nel 2014 a 477.797 nel 2016 e per il tumore al colon retto da 430.183 nel 2014 a 784.038 nel 2016 (fonte: I programmi di screening e i determinanti della adesione – Regione Lazio – 2017), molte donne non effettuano lo screening.

Il motivo principale è che la maggior parte dellepopolazione femminile pur ricevendo gli inviti della regione sottovaluta l’importanza e l’efficacia dei percorsi previsti. Dunque, c’è un problema di informazione che spiega la scarsa partecipazione della popolazione ai programmi di screening. Purtroppo sempre più spesso le donne rinunciano a fare prevenzione per motivi economici. Gli effetti della crisi economica e lo sforzo sistematico e diffuso di razionalizzazione della spesa sanitaria pubblica si intrecciano provocando il primo e significativo impatto che è quello di ricorrere alle cure solo in urgenza ossia, purtroppo, quando la malattia si è già palesata. In sostanza sempre più spesso si tralasciano le cure mediche fino a quando la spesa non diventa indispensabile per il verificarsi della malattia, trascurando tutta la fase della prevenzione.

Il progetto “Stai bene se previeni!”, ha come obiettivo quello di fornire delle informazioni complete, oltre che sugli aspetti legati alle problematiche oncologiche dell’apparato genitale femminile, anche sulle infezioni dell’apparato genitale e sulle malattie sessualmente trasmissibili. Queste tematiche (la conoscenza dell’apparato genitale, le infezioni che possono contrarsi, i comportamenti che favoriscono il diffondersi delle infezioni e le eventuali cure da adottare) sono quasi del tutto ignorate soprattutto nelle scuole e soprattutto nei confronti dei ragazzi dai 12 ai 16 anni (età in cui si raggiunge una maggiore consapevolezza del proprio corpo e l’età in cui cominciano i primi rapporti sessuali). Inoltre, una parte degli incontri sarà rivolta alle ragazze in quanto tra i 9 e i 14 anni è possibile fare i vaccini contro papilloma virus umano, virus responsabile della quasi totalità dei casi di tumore del collo dell’utero (o cervice uterina) e di gran parte dei condilomi genitali. Dal 2008 i vaccini sono offerti gratuitamente dalle strutture pubbliche a tutte le bambine all’età di 12 anni. I vaccini vengono offerti solo alle donne e somministrati con una iniezione intramuscolare. Sono previste 2 dosi nelle ragazze giovani (fra i 9 e i 13 anni per il vaccino quadrivalente, e fra i 9 e 14 anni per il vaccino bivalente); nelle ragazze di età superiore si devono somministrare 3 dosi.

Questi vaccini vengono effettuati a questa età perché si tratta di vaccini capaci di prevenire l’infezione e non di curarla. Devono essere somministrati prima che la persona sia stata infettata dal virus, quindi prima del primo rapporto sessuale. Infatti la vaccinazione ha la massima efficacia nelle donne che non sono entrate in contatto con il virus: l’effetto protettivo diminuisce notevolmente se si è già entrati in contatto con uno o più dei ceppi virali contenuti nel vaccino. Quindi per tutte le donne che hanno già avuto rapporti sessuali l’arma più efficace e sicura a disposizione per prevenire i tumori del collo dell’utero è lo screening periodico con il Pap Test o con HPV DNA test.

Infine un focus, che sarà toccato negli incontri con i ragazzi, sarà quello della corretta alimentazione e l’influenza che questa ha sull’insorgenza dei tumori.

Si pensa sempre che per prevenire una malattia grave come il cancro sia necessario sottoporsi a molti esami costosi. Di fatto non è esattamente così: ci sono molti esami e procedure da adottare per fare una corretta prevenzione però molti studi ormai ritengono che se tutti adottassero uno stile di vita corretto si potrebbe evitare la comparsa di circa un caso di cancro su tre. La prevenzione, quindi, è nelle mani di ognuno.

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (World Cancer Research Fund) ha stilato un decalogo sul rapporto tra alimentazione e tumori indicando lo stile di vita più adeguato per prevenire i tumori. Il decalogo specifica alcuni consigli per avere uno stile di vita sano: fare attività fisica, limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate, basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali e legumi e un’ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta, limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate, limitare il consumo di bevande alcoliche e limitare il consumo di sale.

Sensibilizzare gli adolescenti su come avere uno stile di vita sano è fondamentale ed è uno dei primi passi per una efficace prevenzione delle malattie.

Proprio per questi motivi il progetto prevede la realizzazione di interventi nelle scuole medie primarie e secondarie, con la partecipazione di medici al fine di approfondire con i ragazzi questi temi.

Il progetto “Stai bene se previeni!”, attraverso attività di sensibilizzazione nei confronti delle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni e nei confronti dei ragazzi dai 12 ai 16 anni, prevede come risultato diretto quello di aumentare e migliorare l’informazione e l’educazione a favore dei consumatori ed utenti a tutto tondo sulle patologie che possono riguardare l’apparato genitale.  Nello specifico le attività saranno dirette a far conoscere le opportunità e i soggetti a cui ci si può rivolgere nel caso in cui si presenti un problema specifico soprattutto nell’ambito della regione Lazio oltre a far conoscere le disposizioni e i programmi esistenti a livello nazionale ed europeo.

Dettagli

Data:
maggio 22
Ora:
4:30 pm - 6:30 pm